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L’arcicioc della Valtiglione: il carciofo senza spine dell’astigiano

di Daniela Bartolini
TAG Agricoltura Ambiente Salute e alimentazione
23 maggio 2018

La tutela della biodiversità si fa “campo per campo”, “seme per seme”. Così arriva nell’Arca del Gusto di Slow Food e di nuovo nei campi, un ortaggio antico: il carciofo della Valtiglione.

Arcicioc è il nome dialettale che in questa terra si da al carciofo, può sembrare strano parlare di carciofi ma questo ortaggio ci parla di molto di più. Ci parla di cultura, storia, tradizioni, biodiversità.
L’Arca del Gusto della Fondazione SlowFood per la Biodiversità si occupa proprio di segnalare l’esistenza di prodotti come questo, denunciarne il rischio che possano scomparire, invitando tutti a fare qualcosa per salvaguardarli. Partendo dal favorirne la riproduzione.

Il carciofo della Valtiglione (C.cardunculus susp. scolymus) – ci spiega Slow Food nella sezione dedicata - è conosciuto localmente anche come carciofo del sorì, in riferimento all’ambiente di coltivazione: il sorì è il versante collinare esposto al sole, dove solitamente si coltivano le vigne migliori, un habitat ideale per questo carciofo, al riparo dalle gelate invernali. Un carciofo tenero, dal sapore delicato, che si raccoglie nel mese di maggio.

Le testimonianze scritte più antiche di questa coltivazione risalgono al XVII secolo quando, nella “Relazione dello stato presente di Piemonte” di Francesco Agostino Della Chiesa, l’area astigiana veniva citata come territorio di produzione dei carchiofoli, insieme a cardo e asparasi .
La memoria storica vivente di questa tradizione invece è senza dubbio rappresentata da Egidio Gagliardi di Mombercelli, che da più di mezzo secolo coltiva questa varietà di cui conosce storia, diffusione e peculiarità colturali. Da lui provengono gli aneddoti circa la sua diffusione a inizio Novecento come coltura marginale nelle campagne di Mombercelli, Vigliano d’Asti, Costigliole d’Asti, Castagnole Lanze e Antignano.

La coltivazione ebbe la massima diffusione negli anni Cinquanta del Novecento, seguita da un netto declino nei decenni successivi, a causa della sua raccolta tardiva rispetto ad altre varietà provenienti da regioni più meridionali. Il carciofo della Valtiglione arrivava infatti sul mercato quando i prezzi erano troppo bassi per garantire una buona redditività.
Grazie ad Egidio che nel suo agriturismo la Tartufaia di Mombercelli ha continuato a coltivare questa varietà attraverso talee e all’attenzione dei fiduciari locali di SlowFood, oggi questo ortaggio vive una fase di riscoperta e valorizzazione.

Dall’azienda agricola Duipuvrun di Costigliole D’Asti, all’orto di Corticelle di Cortiglione, il carciofo del surì ha trovato nuovi contadini pronti a mettere a dimora le talee fornite da Egidio, come ci mostrano in questo video tratto dal canale youtube dell’Orto di Corticelle.

Per ricordarci che “mangiare è un atto agricolo e politico”.

Foto copertina
Didascalia: il carciofo della Valtiglione
Autore: tratto da pagina Fb Agriturismo la Tartufaia

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