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Arte e follia, a Collegno vanno in mostra le opere dei pazienti psichiatrici

di Andrea Degl'Innocenti
TAG Arte e cultura Disabilità e anziani
25 luglio 2017

La Direzione Generale dell’aslto3 rende omaggio ad un’umanità tormentata, proponendo la visione delle creazioni artistiche di chi fu internato nel manicomio di Collegno, una mostra che parla di un’umanità ricca, di singolare creatività e straordinaria sensibilità. In ricordo di quanti, ricoverati ed operatori, hanno vissuto tra le mura del Manicomio di Collegno nei suoi oltre cento anni di vita.

Il legame fra arte e pazzia è da sempre noto conturbante: vi è qualcosa negli occhi del folle che coglie aspetti della realtà invisibili ai più. Dettagli, sfumature, ribaltamenti di senso magici, grotteschi o inquietanti. Non è un caso che molti fra i più celebri artisti di tutti i tempi, da Michelangelo a Van Gogh, da Munch a Pollock, da Ligabue a Basquiat o Francis Bacon, avessero una vita interiore molto tormentata e fuori dagli schemi.

In alcuni casi, l’arte diventa persino uno strumento terapeutico, un modo per esprimere e sublimare il proprio tormento. Succede così piuttosto di frequente che pazienti di ospedali psichiatrici decidano di darsi alla pittura, con risultati spesso stupefacenti. E succede anche che, a qualche anno di distanza, queste opere finiscano in una mostra dedicata appunto al legame fra arte e pazzia.

È quanto va in mostra a Collegno, in provincia di Torino, negli spazi della Galleria dell’Annunziata nella Reale Certosa. La mostra, inaugurata il 22 giugno, porta alla luce un patrimonio sommerso di dipinti e disegni dei pazienti dell’ex Ospedale psichiatrico di Collegno, rimasti per decenni custoditi nel Centro di documentazione sulla psichiatria.

Quasi mille disegni e circa quattrocento dipinti, che rappresentano idee di realtà del tutto non convenzionali. Fra questi Flavio Boraso, direttore generale dell’Asl To3, assieme ad esperti d’arte, ha selezionato una ventina di opere particolarmente significative, a cui potrebbero aggiungersene altre. Dalle allucinazioni mistiche di una paziente che dipingeva madonne e santi trasfiguati alle visioni di astronauti a cavallo, a delle suggestioni cubiste che richiamano Picasso.

La mostra è stata anche un’occasione per ritinteggiare e rimettere a nuovo la Galleria dell’Annunziata, che per anni è stata abbandonata all’incuria. Nelle stesse stanze in cui negli anni Venti venivano ricoverati i pazienti psichiatrici oggi campeggiano alcune opere frutto delle loro menti fuori dagli schemi, omaggio alla alla memoria dei tanti ricoverati e operatori che hanno vissuto e lavorato qui.

Foto copertina
Autore: Renzo Miglio

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