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Cascina “Bruno e Carla Caccia”: un bene restituito alla collettività

di Daniela Bartolini
TAG Agricoltura Arte e cultura Legalità
1 agosto 2018

Un casolare di mille metri quadrati, circondato da un ettaro di terra, un immobile della 'ndrangheta, bene confiscato alle mafie che torna ad essere patrimonio di tutti, punto di incontro, scambio, spazio educativo e produttivo.

Cascina Caccia nasce ufficialmente il 12 luglio del 2008 con l’insediamento dei suoi primi residenti.
Questa cascina, questo immobile non è luogo qualunque, la sua storia si intreccia con quella della lotta alla criminalità organizzata nel nord Italia. Una storia che ha al centro Bruno Caccia e la ‘ndrangheta torinese.

Bruno Caccia fu nominato Procuratore della Repubblica di Torino nel 1980 e si dedicò con precisione e ricerca di risultati concreti nelle indagini sui traffici della mafia in Piemonte. Il 26 giugno 1983 fu ucciso da 17 colpi di pistola sparati da due sicari.
Un'omicidio commissionato dal boss ‘ndranghetista Domenico Belfiore, a capo di una associazione mafiosa che controllava traffico di stupefacenti, usura, sequestri di persona, gioco d’azzardo e scommesse in tutta la zona torinese. Nel 1993 Belfiore venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.
In seguito all’arresto, i beni di Belfiore, intestati in realtà al fratello Francesco, vennero confiscati. Tra questi la cascina a San Sebastiano da Po, il cui iter di sequestro e confisca partì nel 1996. Nel 2003 il comune diventò proprietario e solo nel 2007 la famiglia Belfiore fu definitivamente allontanata dalla cascina. Se ne andarono distruggendo tutto ciò che poterono.

Nel maggio di quell'anno il bene fu assegnato all’associazione Gruppo Abele, il quale affidò la gestione del progetto all’Associazione ACMOS nel 2008.
Venne deciso di dedicarlo alla memoria di Bruno Caccia, poiché proprio dalla cascina partì l’ordine di ucciderlo ed è quindi un simbolo della lotta alle mafie nel Nord Italia, e a sua moglie a Carla, vittima anch'essa di mafia che si è battuta per la verità sull’uccisione di suo marito.

Grazie alla legge 109/96 oggi in cascina vive un progetto di riutilizzo sociale portato avanti dai giovani che vi abitano e ne portano avanti le attività: una comunità di vita che cerca di estendere il senso di comunità verso il territorio in cui è inserita e le persone che desiderano fermarsi per brevi o lunghi periodi. Dal 2007 molte persone hanno vissuto qui, oggi sono cinque i residenti che vivono e lavorano a fianco dei volontari.

La proprietà si compone infatti di una cascina di impianto ottocentesco di 850mq, un fienile ristrutturato di circa 200 mq, una stalla sul cui tetto è sistemato un impianto fotovoltaico e da un ettaro di terreno circostante.

Questa scelta di condivisione e accoglienza, spiegano le associazioni che la gestiscono sul sito della cascina, nasce dalla convinzione che luoghi come questo debbano essere teatro di scambio e partecipazione, in cui ciascuno possa impegnarsi “per come può e come sa”, e che sostando in questo luogo ci si possa sentire “a casa”. Ad oggi il bene è uno spazio rivolto all’educazione alla legalità, ma non solo: è un’area al servizio di tutta la comunità di San Sebastiano e dei comuni limitrofi.

Sono due i filoni di attività principali che vi si svolgono, quello educativo e quello produttivo.
Sono 6/7000 gli studenti che da tutta Italia e non solo, ogni anno visitano Cascina Caccia, il bene confiscato più grande del nord Italia. Visite e laboratori si incentrano sul tema della legalità e sul far comprendere che cosa voglia dire prendersi cura di un bene comune.
Sul terreno che si estende intorno alla cascina, c'è uno spazio dedicato all’orto e ad alcuni piccoli animali da fattoria e un noccioleto. Inoltre è stato creato uno spazio per le api che ospita 50 famiglie il cui miele permette di avere il primo prodotto a marchio Libera Terra del nord Italia.

In Cascina sono presenti inoltre due installazioni permanenti.
La prima è la Collezione Carla e Bruno Caccia: quadri e sculture donati da artisti vari che durante l’anno abbelliscono alcuni angoli della Cascina e che risplendono tutti insieme nella cornice del Festival Armonia che si tiene ogni anno a giugno.
La seconda è la sezione della Mostra Fare gli Italiani dedicata alle Mafie che è stata protagonista dell’esposizione alle OGR in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia. Opportunamente riadattata e riallestita, la cantina ospita l’Isola della Mafia e tutti i faldoni che la compongono, sui quali sono scritti i nomi di tutte le vittime delle mafie. In questo modo la particolarità della mostra aiuta le migliaia di studenti a ricordare ogni vittima della violenza mafiosa.

Cascina Caccia, simbolo di legalità, luogo di cultura ed incontro.

Foto copertina
Didascalia: Cascina Caccia
Autore: Tratta da pagina Fb Cascina Caccia

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