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C'è un film che racconta la Torino in bicicletta. Contromano!

di Alessia Canzian
TAG Informazione e comunicazione
14 luglio 2017

E' possibile immaginare uno stile di vita diverso per una città che da sempre è stata associata all’automobile? Secondo i registi di "Contromano", Stefano Gabbiani ed Elisabetta Michienzi, sì!

Siamo nella “capitale” piemontese, città da sempre associata all’automobilismo, forse anche perché culla natale della “Fabbrica Italiana Automobili Torino”. In questa città, un po’ decadente e un po’ barocca, un po’ misteriosa e un po’ malinconica, la bellezza arriva all’improvviso, si può cogliere in uno scorcio rubato da un cancello aperto, ti balza davanti in un baleno mentre si passeggia per le vie del centro.

Tutto meraviglioso, a parte uno strato sottile di smog che, in alcuni giorni, impedisce ai torinesi di vedere il cielo. Basti ricordare alcuni titoli del quotidiano di casa, La Stampa, che lo scorso inverno rimproveravano alla città il triste primato di aver raggiunto “un inquinamento fuori legge”, in riferimento alla procedura di infrazione che la Commissione europea stava infliggendo all’Italia per aver superato i limiti di inquinamento per il biossido di azoto.

Una storia che dura anni e che non ha portato solo il famoso “operaio della F.I.A.T.” cantato da Rino Gaetano ad “odiare la 128”, ma tutti gli abitanti di Torino, in particolare Stefano Gabbiani ed Elisabetta Michienzi.

“Contromano”, afferma Stefano, regista e sceneggiatore, “nasce da una motivazione personale. Il mio intento era di capire se c’era la possibilità di immaginare uno stile di vita diverso per una città che da sempre è stata associata all’automobile. Quindi, la bicicletta come simbolo per contrassegnare la distanza dal modello di vita passato. Un modello di vita basato sull’automobile”.

C’era una città, c’era un modello di vita e c’era l’esigenza di andare in un’altra direzione, appunto Contromano. L’unico ingrediente mancante era una chiave di lettura.

“Avevo già lavorato con Stefano”, ci racconta Elisabetta, direttrice della fotografia, “piccoli lavori, ma sempre con una forte attenzione al sociale. Per questo quando Stefano mi ha parlato di questo progetto, mi ha colpito molto il contrasto TORINO-BICI. Tuttavia, la ricerca dei soggetti non è stata facile. Stefano ha incontrato molte realtà e poi abbiamo deciso di focalizzarci sulle ciclofficine”.

Le persone, come in tutte le più belle storie, sono la chiave di lettura di Contromano. Persone che hanno deciso di reinventare la propria vita tramite la bicicletta. Due uomini a confronto, completamente diversi, legati dalla passione per la bici e, per pura casualità, dal nome Alberto. Due mondi completamente diversi, ma due approcci alla vita completamente uguali. Due persone che hanno saputo rappresentare in modo plastico questo desiderio di cambiamento, questa identità in evoluzione sia della città, sia delle persone che la vivono.

Tuttavia, il progetto era appena all’inizio. “Eravamo solo io e lui con pochi mezzi e mille idee”, sottolinea Elisabetta. Come ogni progetto, anche questo film documentario aveva bisogno di fondi necessari per la sua realizzazione. “La ricerca di finanziamenti è stata difficilissima e infruttuosa”, conferma Stefano, “questo però ci ha stimolato nel cercare finanziamenti in modo indipendente, ci siamo appoggiati ad una piattaforma di crowdfunding e siamo riusciti a raggiungere il budget che c’eravamo prefissati”.

Il film è stato presentato ad ottobre 2015 in anteprima nazionale al Cinema Massimo di Torino all’interno del Festival CinemAmbiente. Attraverso il circuito del Festival è stato selezionato all’ Envioronmental Film Festival di Washington dove è stato proiettato a marzo 2016. “Quando siamo andati a presentare il film negli USA”, ricorda Stefano, “il pubblico americano mi ha chiesto quanto avessimo speso per realizzarlo. Quando io ho risposto che il nostro budget è stato di 6.000 € in tutta la sala è esploso un applauso. Non credevano fosse stato possibile”.

Molte sono le tappe del tour di Contromano. Cinema Planeta Festival di Cuernavaca (Messico), Rueda Film Festival a Barcellona, Portland Ecofilm Festival (USA), Kansas International Film Festival (USA), Filmer le Travail a Poitiers (Francia) e, infine, NZ Bicycle Film Festival a Wellington (Nuova Zelanda).

Un grande successo che ha preso vita grazie all’appoggio dal basso: “abbiamo fatto una raccolta passo a passo”, racconta Stefano, “attraverso la piattaforma di crowdfunding che si chiama Produzioni dal Basso. Abbiamo lavorato molto sulla comunicazione, utilizzato i social network e siamo anche stati contattati dai media nazionali. Noi abbiamo voluto crederci e abbiamo superato l’ostacolo della carenza di fondi”.

Contromano è un film per sognatori. “Con Contromano”, afferma Stefano, “volevo che passasse il messaggio di non rassegnarsi, non ci si deve appiattire. Anche se la realtà a volte è scoraggiate, bisogna cercare di fare i conti con se stessi e tirare su la testa. Durante la campagna di crowdfunding io avevo definito Contromano come un documentario dedicato ai sognatori che esistono e resistono. Mi piaceva proprio la parola resistono perché questi non sembrano tempi proficui per gli idealisti, però esistono ancora persone che credono ai sogni e il loro esempio concreto può essere una scintilla di speranza per altri”.

Attualmente Stefano ed Elisabetta hanno appena concluso un altro documentario C'est Pas Grave, questa volta come coregisti.

Il nuovo film arriva dalla Francia, è girato a Bordeaux nei mesi precedenti alle elezioni presidenziali che si sono svolte a maggio.

Prendendo ispirazione da Una giornata particolare di Ettore Scola, che raccontava il fascismo tramite la storia personale di due persone che si incontrano in una stanza, mentre tutti sono impegnati a ricevere la visita del Fuhrer a Mussolini nel 1938, C’est Pas Grave racconta la storia di tre ragazze provenienti da tre continenti diversi.

Una dal Kenya, una dalla Siria e una dalla Mongolia, le tre ragazze vivono la loro vita a Bordeaux, una storia di amicizia femminile in un contesto di prossime elezioni che si svolgevano in un clima di xenofobia totale. In questo contesto, le ragazze e le loro storie sono quello spiraglio di umanità che resiste nonostante il vocio esterno e il dilagante clima di terrore.

Si prospetta un altro successo per questa giovane coppia di registi torinesi che, attraverso la loro arte, cercano di innescare quelle scintille di cambiamento che, oggi più che mai, sono l’unica speranza di sopravvivenza per la nostra attuale società.

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