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Un nuovo progetto da costruire insieme: l'Ecovillaggio di Poliedra

di Annabelle De Jong
TAG Abitare Agricoltura Ambiente Arte e cultura Educazione Salute e alimentazione Sostenibilità ambientale Stili di vita Viaggiare
24 gennaio 2018

Il Villaggio di Poliedra, già azienda agricola La Piemontesina, è sempre più un luogo sociale. Un villaggio in cambiamento che aspira a diventare, con il contributo di tutti, un vero e proprio polo sociale e culturale. Da creare insieme.

Dopo quasi due anni dalla mia prima visita, torno all'azienda agricola La Piemontesina, già ribattezzata Villaggio di Poliedra. È un piacere che Emilia e la sua famiglia abbiano ricontattato Italia Che Cambia, sia perché mi permette di raccontare ancora il loro impegno pratico ed etico per un cambiamento, sia perché significa che la rete funziona. È grazie alla rete, infatti, che la famiglia della Poliedra ha potuto trovare spunti per il suo nuovo progetto, e sempre grazie alla rete, può ora lanciare un appello affinché questo si realizzi.

Nel corso degli ultimi trent'anni, la Piemontesina si è piano piano trasformata, diventando da semplice azienda agricola a luogo sociale, offrendo innumerevoli attività arricchenti e interagenti con il territorio circostante. Col nome di Villaggio di Poliedra è proprio l'apertura al sociale che si intende sottolineare: come l'asino, suo simbolo, è un animale poliedrico, in grado di fare tantissime cose per il benessere della persona, così l'azienda vuole essere di beneficio per quanti più individui possibile, tramite diverse proposte. Le facce che il Villaggio ha ed ha assunto nel passato sono tante: fattoria didattica e sociale, agriasilo, ospite di corsi professionalizzanti in sinergia con la Regione Piemonte e spazio di svariate attività con gli animali come l'onoterapia e l'educazione cinofila. Tuttavia, l'impegno per la gestione e gli spazi che tutti questi servizi richiedono rendono necessaria una trasformazione. “Non siamo più in grado di seguire tutte queste cose belle da soli” spiega Emilia. O ancora mi racconta: “I genitori dei bambini che vengono all'agriasilo vorrebbero una scuolina, ma al momento ci mancano i locali adeguati per avviarla”.

Alla base della necessità di modificarsi, però, non ci sono solo questione pratiche. I veri motivi sono quelli che hanno guidato l'azienda lungo tutto il suo percorso di evoluzione: la capacità di guardarsi intorno e capire che c'è bisogno di un cambiamento e, di fronte a questa consapevolezza, la volontà di mettersi in gioco per realizzarlo. “Bisogna cambiare” afferma con determinazione Federico, secondogenito di Emilia “Non si può continuare con la monocoltura e con l'allevamento bovino: il cambiamento climatico si sta facendo sempre più sentire, la terra sta diventando sabbia”. “Vogliamo che la nostra azienda resti viva e che sia bella. Qui intorno si sta svuotando tutto” aggiunge Emilia “Vogliamo non sentirci da soli, non sentirci chiusi, tenere vivo il confronto e imparare da persone, giovani e anziane, colte e aperte, che ci insegnino nuovi strumenti. Vogliamo essere aperti ad uno scambio che permetta di vivere meglio tutti insieme”. Continuare il percorso di cambiamento quindi, ma come?

Tramite Piemonte Che Cambia e grazie al Comitato Promotore per L'Educazione in Natura, Emilia è entrata in contatto con diverse realtà virtuose come fattorie aperte, ecovillaggi ed altri agriasili. Da tutte ha potuto imparare qualcosa, ma in particolare è stata la storia del Gruppo di Acquisto Terreni di Scansano, già raccontata da Italia Che Cambia e da cui Emilia è stata in visita, ad essere di spunto. Diversamente dal gruppo di Scansano, la Piemontesina non vorrebbe fare un GAT, ma allo stesso modo dell'esperienza toscana, il progetto che vuole lanciare si basa sull'acquisto di quote. L'idea è quella di costituire una società agricola formata da 500 quote da 5000 euro l'una, con un massimo di 20 quote per lo stesso investitore e con la regola del voto a persona e non a quota, “in modo da garantire una democraticità” come spiega Emilia. Per loro l'aspetto etico è fondamentale: un codice etico di partenza, insieme allo statuto, sarà la prima cosa da scrivere insieme a chi entrerà a far parte di questa società. Anche 'insieme' è fondamentale: la parola risuona più volte nel corso dell'intervista e sottolinea come, benchè Emilia, suo marito Mauro e i loro due figli Manuele e Federico abbiano già ideato una bozza di progetto come linea guida, tale bozza sia da rivedere e discutere insieme.

Le proposte sono molte e stimolanti. I soldi raccolti saranno utilizzati per l'acquisto del podere e per i lavori di ristrutturazione necessari alle attività che verranno poste in essere, appunto da decidere insieme. Sicuramente i servizi già avviati vogliono essere mantenuti e ampliati, in particolare l'attività educativa. La famiglia di Emilia è infatti partita da chi già regolarmente vive l'azienda e molti dei genitori dei bambini frequentanti l'agriasilo si sono rivelati entusiasti. Modificare i fabbricati per il miglioramento della scuola, però, è solo un aspetto. Il Villaggio di Poliedra vorrebbe diventare un vero e proprio polo sociale e culturale, facendo corsi, ospitando woofer e turisti interessati all'ambiente, offrendo percorsi di benessere. L'idea funzionale è che la società agricola, gestendo i terreni e i contributi, dia la possibilità di avviare al suo interno altre microattività, permettendo l'utilizzo degli spazi ai soci. L'impostazione che si vuole avere è quella di un ecovillaggio, permettendo una fruibilità dell'azienda a 360 gradi, per questo Emila vuole evolverne ancora il nome, da Villaggio ad Ecovillaggio di Poliedra, evidenziando il passaggio da privato a sociale e mantenendo allo stesso tempo una continuità con il passato, poiché “la consapevolezza matura nel tempo”.
Inoltre la nuova organizzazione comprenderebbe anche l'attività agricola: la Piemontesina fa già da tempo molta attenzione alla sua terra, nutrendola con il letame equino e operando colture diversificate, ma si vorrebbe lavorare con la biodinamica, con la permacultura e con tecniche di food forest. L'impostazione sarebbe vegetariana, con l'idea di non allevare animali per il consumo umano, se non le galline per le uova, ma anche questo sarebbe da decidere insieme, “sicuramente vogliamo rispettarli in quanto partecipiamo allo stesso mondo” sottolinea Emilia. “Vorremmo dare la possibilità a tutti i soci di avere un posto che sia un po' casa loro, fargli toccare con mano i frutti del loro lavoro, permettendogli di partecipare sia alla preparazione che al consumo del prodotto”. I prodotti potrebbero poi anche essere trasfromati e venduti. La posizione dell'azienda si rivela in tal senso un punto strategico, vicina all'autostrada ma senza essere inquinata da questa, in quanto i venti soffiano in direzione contraria, portando l'aria dal nord, dalle montagne. Nell'area di Chivasso, la Piemontesina si trova quindi all'incrocio fra Torino, Aosta, Milano ed Asti.
Per motivi di vincoli ambientali, non si possono costruire nuovi fabbricati, ma gli interni possono essere ristrutturati ed Emilia e Federico ipotizzano anche la possibilità di costruire delle casette in paglia. Come dice Emilia, “c'è tanta possibilità di sviluppo” e mi ha colpito molto la grande umiltà con cui aggiunge: “Non abbiamo ancora pensato a tutto perché dobbiamo pensare insieme. Idee più funzionali e più belle possono arrivare dagli altri. Magari chi viene da fuori ha una visione più razionale della nostra terra, rispetto a noi che ci viviamo”.

In conclusione, come ha affermato Federico, con questo progetto “Vorremmo essere i pioneri di questa zona di una piccola rivoluzione. Riprendere in mano la terra, proteggerla e migliorarla attraverso la nostra azione. L'unica possibilità che abbiamo per farlo è che sia condivisa”. Per questo hanno deciso di chiedere aiuto alle persone, e non rivolgersi alle banche: per motivi etici. La sostenibilità è da costruire insieme ed è la gente benestante che può far partire un circuito virtuoso affinché questo accada: “Tornando ad aiutare chi fino a ieri gli coltivava da mangiare, chi ha dei soldi e li vuole investire può far partire un cambiamento, dare lavoro a chi non lo ha e migliorare la qualità della vita. Ci va qualcuno che faccia partire questo cerchio.”
L'obiettivo è quello di “creare insieme un piccolo embrione di società diversa, più sana, più compatibile con l' esigenza umana”. Questa società sta nascendo nella Frazione Mandria di Chivasso, in provincia di Torino. Se qualcuno vuole collaborare alla sua realizzazione e farne parte, può mettersi in contatto con Emilia Cambursano e la sua famiglia, scrivendo a info@lapiemontesina.it. Attorno a loro si è già costituito un piccolo gruppo di partenza, formato da alcuni genitori e da giovani interessati con diverse competenze, dal design, alla permacultura, all'economia. Insieme stanno studiando un evento pubblico che avrà luogo in primavera, per promuovere il progetto. Hanno bisogno di investitori per riuscire a partire, perché, come dice Emilia: “Insieme possiamo fare qualcosa di importante”.

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