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Orti, sudore e vita al "Boschetto"

di Glenda delle Noci
TAG Agricoltura Ambiente Integrazione sociale Salute e alimentazione Sostenibilità ambientale
28 giugno 2018

Orticoltura, inclusione sociale, aggregazione, socialità si intrecciano in Barriera di Milano dove sorge la realtà conosciuta con "Boschetto". Un'area che grazie alla sinergia di varie realtà associative è stata oggetto di progetto di rigenerazione urbana e sociale.

In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”, questo è ciò che avrebbe pensato Aristotele osservando le Terre dei sette colori dell’isola Mauritius o il riflesso cristallino delle calde acque termali del “Castello di cotone” in Turchia: interrompendo il nostro viaggio mentale, quest’aria di meraviglia possiamo respirarla anche nella nostra grigia e malsana Torino, in una zona così verdeggiante da colorare di vita l’insalubre e frenetico respiro del torinese medio, annichilito dal ritmo metropolitano, incessante, opprimente e caotico.

Precisamente ci troviamo in Barriera di Milano, in un'area, precedentemente trasandata e negletta, situata in Via Pretella, all'interno della realtà conosciuta come Boschetto, un progetto di riqualificazione urbana proposto attraverso un bando dal Comune di Torino: il bando è stato vinto da RE.TE ONG che, dal 2015, si occupa della cura del progetto, dedicato all'orticoltura ed all'inclusione sociale. Il lavoro è stato avviato con la coltura di orti individuali curati dalle famiglie del quartiere, tuttavia la realtà del Boschetto si è aperta presto a dimensioni più ampie ed inclusive: discutendo con Giuseppe Deplano, uno tra i principali ideatori del progetto e membro attivo di RE.TE ONG, è emersa "l'esigenza e la voglia di allargare il progetto ad un'area più sociale", coinvolgendo così realtà come l'Associazione Arcobaleno Onlus ed il Consorzio sociale Abele Lavoro, ed offrendo anche la possibilità a qualsiasi volontario di poter partecipare alla cura degli orti. Grazie all’associazione partner Parco del Nobile, sono state in seguito avviate attività didattiche e laboratori educativi, come AgroDopoScuola, mercatini di autoproduzione e di scambio senza moneta (ricordiamo lo Swap Party, recentemente organizzato).

"Ci troviamo così bene nella natura perché essa non ha alcuna opinione su di noi", questa è la riflessione che il giovane F. Nietzsche fece, forse seduto in contemplazione sul bordo del tetro ed infinito abisso di se stesso, ed è ciò che emerge tra il i campi di ravanelli e le coltivazioni di pomodori del Boschetto: l'emanazione ed il flusso costante di energia data dal lavoro, talvolta anche spossante, di tutti gli ortisti, affabili ed indaffarati, intenti a comprendere come seminare correttamente le zucchine o a riporre gli attrezzi da lavoro abbandonati tra le erbacce incolte.
"All we have are the connections that we make", questa è l'effimera ed estemporanea rivelazione alla quale BoJack Horseman, il celebre cinico, disincantato ed inetto cavallo antropomorfo, perviene in balìa di un profondo momento di sconforto esistenziale, nel corso del quale inizia a percepirsi come un vuoto corpo intrappolato in una bolla isolante di incomunicabilità con il mondo, con gli altri, con se stesso: il Boschetto è una realtà che permette la permanenza ed il passaggio di quella variegata e colorata umanità custode di racconti, esperienze, un'umanità vogliosa e vorace di narrare ed ascoltare, di coltivare sinergicamente la terra, di condividere momenti aggregativi e di godersi uno scorcio di serenità e tranquillità bucolica in buona compagnia.

Il clima agreste, capace di rasserenare anche l’animo di un cronico inquieto, accompagna e stimola la solarità degli ortisti che, nonostante la fatica e lo sforzo che il lavoro dei campi comporta, si dimostrano soddisfatti e realizzati di ciò che hanno curato dalla semina alla raccolta, dalla carota appena piantata alla carota appena colta dal terreno: “dopo una giornata all’orto, mi sento rigenerato e realizzato in quelle che sono le mie potenzialità, e la serenità che si respira mi getta nell’aperta campagna, anche se siamo inseriti nella periferia di Torino”, così ha esordito uno degli ortisti, asciugandosi con un sorriso il sudore della goduta fatica. “L’arte della coltivazione è un’autentica forma di saggezza” è un sapere antico ed ancestrale che non bisogna smarrire nell’avanzare del tempo: il contadino è un vero conoscitore delle meccaniche della natura e delle sue leggi, sconosciute al moderno uomo indifferente, interessato ad abusare ed impoverire la terra, generatrice di vita.

Lo sviluppo e l’apertura verso una dimensione sociale è uno degli obiettivi fondamentali del progetto, nonché un proposito ritenuto tra i più importanti da parte degli ortisti: lo stesso Fabrizio Ritorto, referente di Arcobaleno Onlus, ha evidenziato lo spirito dell’associazione di “ porsi sempre in modo propositivo, offrendo opportunità, inserimento, aggregazione, superamento dello stigma sociale, e soprattutto costruendo una fitta e duratura rete di rapporti… rapporti che trascendono dalla coincidenza di ritrovarsi al Boschetto, ma che divengono dei veri e propri rapporti umani, di amicizia, di vita”.

Il tormento di BoJack ha realmente permesso un’epifania degna dei Dubliners di J.Joyce: la rete dei rapporti umani che intessiamo è ciò che di più importante possiamo creare nel corso della nostra esistenza… e tessere con un annaffiatoio in mano, all’aria aperta, pervasi dal profumo di lavanda e dai colori accesi dell’estate, non è certamente male.


Foto copertina
Didascalia: Ortisti al lavoro al Boschetto
Autore: Glenda delle Noci

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