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Orto in condotta: un percorso lungo tre anni per seminare un futuro sostenibile

di Alessia Canzian
TAG Agricoltura Arte e cultura Stili di vita
11 dicembre 2017

Pier Carlo Albertazzi, fiduciario Slow Food e responsabile del progetto "Orti in condotta" per la zona di Asti, illustra il progetto. Tre anni di scuola per formare insegnanti, genitori e bambini sulla teoria e la pratica che sta dietro l'attività più preziosa in assoluto: la produzione del cibo.

Sono più di 500 gli Orti realizzati in diverse scuole d’Italia. Tutto ebbe inizo nel 2004, anno in cui il progetto Orto in Condotta prese avvio in Italia, diventando un vero e proprio strumento educativo. Un progetto firmato Slow Food, messo in atto sul modello del primo grande School Garden, pensato e ideato negli anni ’90 da Alice Waters (vice-presidente Slow Food Internazionale) in California, per sensibilizzare i giovani studenti su tematiche riguardanti l’alimentazione e l’ambiente.

L’Orto in Condotta prevede percorsi formativi per insegnanti, per studenti e per i genitori, proprio al fine di fornire una formazione a 360°. Le scuole che partecipano al progetto sono parte di una grande Rete. Il percorso formativo ha durata triennale. La prima annualità prevede la preparazione delle attività nell’orto, gli insegnanti vengono formati attraverso lezioni pratiche e teoriche sull’orticoltura. La seconda annualità prevede attività pratiche con gli studenti, sia in classe, sia all’aperto. La terza annualità prevede un percorso sulla storia dell’alimentazione e sull’origine del gusto.

Lo scopo del progetto Orto in Condotta è di utilizzare l’orticoltura come strumento didattico per conoscere il territorio con i suoi prodotti e le sue ricette. Tutte le scuole possono entrare nella rete dell’Orto in Condotta, basta chiedere informazioni alle mail: educazione@slowfood.it . Unico requisito: avere a disposizione un orto con particolari caratteristiche. In primis, l’orto deve essere coltivato, per tutta la durata del progetto, con coltivazioni biologica o biodinamica.

È fondamentale, inoltre, che le varietà coltivate siano quelle tipiche del territorio regionale ed è vietata la coltivazione di prodotti geneticamente modificati. I prodotti che possono essere raccolti e consumati durante l’anno scolastico saranno privilegiati. Anche l’uso dell’acqua ha un ruolo didattico: viene infatti insegnato il rispetto della risorsa e l’importanza di un utilizzo il più possibile oculato.

Abbiamo incontrato Pier Carlo Albertazzi, fiduciario Slow Food e responsabile del progetto per la zona di Asti, per capire meglio come funziona il progetto. “Io mi occupo, principalmente, del progetto attivato nella Scuola Primaria Rossignoli di Nizza Monferrato” ci specifica Pier Carlo, “il progetto ha preso avvio 10 anni fa. Abbiamo individuato un appezzamento di terra adiacente alla scuola e il Comune di Nizza ha provveduto all’allestimento. Così abbiamo iniziato ad insegnare l’ortocoltura ai bambini”.

Una svolta significativa è giunta 3 anni fa, quando il signor Sandro, nonno ortolano, ha deciso di dedicarsi all’orto giornalmente e di mettere le sue competenze a disposizione della comunità facendo, così, crescere l’orto stesso e l’interesse per l’ortocultura.

Sono 450 i piccoli studenti della scuola Rossignone che curano e coltivano, insieme a nonno Sandro, l’orto didattico. Ogni classe ha un compito specifico. Le prime e le seconde si occupano della semina, le terze delle piante officinali, le quarte dei fiori e le quinte degli alberi da frutta. Inoltre, l’orto è dotato di un’aula a cielo aperto. L’aula è stata realizzata con materiale di riciclo, proprio per sensibilizzare i bambini anche sul tema del rispetto ambientale.

Tanti fiori, ortaggi, piante aromatiche e alberi da frutto, sono la cornice perfetta per le tante attività che vengono sviluppate durante l’anno scolastico. “Abbiamo fatto il pane, le torte, la pasta”, ci spiega Pier Carlo, “si sviluppano tante esperienze anche in base alle coltivazioni. Per esempio, tutti gli anni l’11 novembre Slow Food festeggia la Festa degli Orti; l’anno scorso i bambini avevano coltivato i ceci, quindi, quest’anno, abbiamo deciso di celebrare la festa cucinando la farinata”.

La prossima festa in vista è il Terra Madre Day, che si celebrerà l’11 dicembre. Un progetto globale che unisce comunità del cibo di 160 paesi che hanno deciso di incentivare una produzione alimentare basata sull’economia locale, sulle biodiversità, sulle conoscenze tradizionali e sul gusto. Favorendo, appunto, il buono, il pulito e il giusto.

Ogni anno, la scuola Rossignoni aderisce alla manifestazione organizzando una colazione a scuola. Quest’anno la colazione per il Terra Madre Day avrà come protagonisti il latte e la mela. La festa, “Mela bevo e mela mangio” prevede, inoltre, una degustazione con test di gradimento finale. Gli studenti della quinta saranno chiamati in causa per scegliere la mela preferita tra 4 tipologie diverse.

“Lo scopo primario”, ci spiega Pier Carlo, “è di mostrare ai bambini che le mele crescono sul melo e non sugli scaffali del supermercato”. Un modo genuino e divertente per collegare i bambini alla natura.

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