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Refugees Welcome, quando l’ospitalità diventa solidale

di Alessia Canzian
TAG Integrazione sociale
11 gennaio 2018

Refugees Welcome è una piattaforma on line che nasce in Germania nel 2014. L’idea di fondo è molto semplice. Da un lato, una persona o una famiglia mette a disposizione parte della propria casa per l’accoglienza; dall’altro lato, una persona o una famiglia richiede ospitalità. Una logica già utilizzata per molte piattaforme on line, basti pensare al famosissimo Airbnb, solo che, in questo caso, chi accoglie non richiede soldi e chi viene accolto è un richiedente asilo o un titolare di protezione internazionale.

Il modello di accoglienza domestica promosso da Refugees Welcome dalla Germania si è diffuso in tutta Europa giungendo anche in Italia. A parlarci del portale italiano è Ahmed Osman membro del direttivo e responsabile dei gruppi territoriali. Ahmed è un mediatore culturale di origine egiziana, vive in Piemonte da molti anni ed è un vero punto di riferimento per alessandrino dato che collabora con molte associazioni che si occupano di accoglienza. “Refugees Welcome Italia Onlus è nata, ufficialmente, il 1 dicembre 2015”, ci spiega Ahmed, “siamo parte del network europeo Refugees Welcome International e siamo un gruppo di persone che vedono l’accoglienza domestica come primo passo verso quel cambiamento culturale necessario alla società contemporanea”.

L’Associazione si basa su un portale on line (http://refugees-welcome.it/) che utilizza la rete per mettere in contatto i richiedenti asilo, o titolari di protezione, con le famiglie, o i singoli, che decidono di mettere a disposizione parte della loro casa per l’accoglienza. Sul sito web è possibile sia registrare la propria casa, sia registrarsi per ottenere ospitalità. Una volta registrati, i volontari dell’Associazione mettono in contatto le persone in modo da poter procedere con il periodo di ospitalità. Una vera innovazione sociale che investe sulla convivenza e conoscenza quali strumenti per superare pregiudizi e realizzare, insieme, una società più inclusiva e solidale.

Il sistema dell’accoglienza in Italia è un sistema molto complesso. Appena giunti in Italia i richiedenti asilo vengono ospitati o negli SPRAR, acronimo di Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, gestiti dai Comuni; o nei CAS, acronimo di Centri di Accoglienza Straordinaria, gestiti dalle Prefetture. Le persone inserite in questi centri iniziano l’iter per la richiesta della Protezione Internazionale, la quale acquisizione equivale all’ottenimento dello status di Rifugiato Politico. Un Rifugiato Politico è una persona a cui è stata riconosciuta una protezione perché a rischio di morte, o tortura, nel suo paese. Oltre alla Protezione Internazionale esistono anche la Protezione Sussidiaria e la Protezione Umanitaria, due forme di Protezione che permettono a chi le ottiene di rimanere in Italia perché si è riconosciuto un grave pericolo nel paese di origine.

Il percorso per raggiungere questo status, o un’altra forma di Protezione, è molto lungo, circa due anni, in più i traumi subiti nel paese di origine, il viaggio, lungo e pericoloso, e la solitudine rendono queste persone molto fragili e vulnerabili. Inoltre, la divagante xenofobia di alcuni partiti politici appoggiati da media di settore hanno fatto si che parte dell’opinione pubblica si schierasse in un’ottica di paura, timore e, in casi più estremi, odio nei confronti di queste persone rendendo, pertanto, la possibilità di un’integrazione ancora più ardua e complessa.

L’aspetto più critico di questo sistema si presenta quando il richiedente asilo ottiene lo status di rifugiato, o altra forma di protezione, ed è costretto ad allontanarsi dal centro di accoglienza. Non sempre i ragazzi e le ragazze riescono a sviluppare una rete sociale di sostegno, in più l’inserimento lavorativo passa attraverso contratti di tirocinio che, oltre ad essere di breve durata, non forniscono garanzie per l’attivazione di un contratto di affitto.

Refugees Welcome, attraverso l’ospitalità in famiglia, si presenta come strumento per facilitare l’integrazione dei rifugiati e per accompagnarli verso la piena autonomia. Una sorta di ponte tra il periodo di accoglienza e l’indipendenza. Inoltre, attraverso l’accoglienza in famiglia le persone ospitate possono entrare più facilmente in contatto con il contesto culturale e sociale del Paese ospitante sviluppando così una rete di rapporti sociali utile all’avvio di una vita lontana dal proprio nucleo di origine.

Refugees Welcome Italia Onlus, attraverso attività di volontariato, offre supporto a tutte le persone che si iscrivono al sito. “Siamo tutti volontari”, ci spiega Ahmed, “ognuno di noi ha un compito specifico. C’è chi si occupa dell’iscrizione dei rifugiati, c’è chi contatta le persone che hanno messo a disposizione la propria casa, c’è chi prepara i documenti, c’è chi organizza eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica, c’è chi si occupa della raccolta fondi per cercare di dare un sostegno anche economico a chi decide di accogliere. Abbiamo deciso di partecipare a queste attività facendo qualcosa di concreto”.

Inoltre, dallo scorso dicembre, è partito il progetto Mai più soli, un percorso realizzato per dare sostegno ai neo maggiorenni non accompagnati. Gli stranieri minorenni che arrivano soli in Italia vengono accolti in specifici centri dedicati. In questi centri iniziano dei percorsi di integrazione che rischiano di essere improvvisamente interrotti al raggiungimento della maggiore età, quando i richiedenti sono costretti a lasciare il centro per minori per essere accolti in un centro per adulti. Attraverso Mai più soli, si cerca di dare una risposta ai bisogni di questi giovani uomini e giovani donne attraverso l’accoglienza in famiglia. La campagna Mai più soli si rivolge a persone che dispongono di una camera singola e che decidono di metterla a disposizione per almeno sei mesi. Per questo progetto, oltre all’accompagnamento e il sostegno dei volontari di Refugees Welcome è previsto anche un piccolo rimborso spese.

Sono molte le persone che hanno già registrato la loro casa e che sono disposte ad aprire le loro porte per offrire la propria ospitalità. “Noi non ci aspettavamo tante persone disposte a fornire ospitalità, invece abbiamo ricevuto centinaia di richieste”, ci conferma Ahmed pieno di speranza, “abbiamo lavorato molto cercando di mettere in contatto diretto le persone che chiedono ospitalità e le persone che la offrono. La risposta è più di quello che ci aspettavamo, ma non è ancora sufficiente. Siamo consapevoli che questo nuovo tipo di accoglienza richiede un cambiamento culturale che può avvenire, inevitabilmente, con il tempo”.

Un progetto ricco di storie, di vite che si sono intrecciate, di persone che hanno saputo abbattere le barriere della diffidenza e della paura per spalancare le porte dell’accoglienza e della fraternanza. Un progetto per dimostrare non solo che un futuro migliore e una società inclusiva sono possibile, ma che già si stanno realizzando.

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