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"Terre AbbanDonate", progetto nato per recuperare e valorizzare i terreni biellesi non utilizzati

di Roberto Vietti
TAG Agricoltura Ambiente Salute e alimentazione Sostenibilità ambientale
14 giugno 2017

Conferenza di presentazione del progetto realizzato da Let Eat Bi: una piattaforma web nata per favorire l’incontro tra soggetti proprietari di terreni di cui non vogliono più prendersi cura e quei cittadini che vorrebbero coltivare un terreno, ma non l’hanno a disposizione.

Biella - Come sapete Italia che Cambia nasce per raccontare quel pezzo di paese che difronte ad un problema non si è chiesto se ma come, come fare a cambiare le cose. E così è stato un piacere partecipare alla conferenza di presentazione del progetto Terre Abbandonate, nato in seno all’associazione Let Eat Be. Tale piattaforma web, infatti, nasce per andare a risolvere un problema presente nel territorio biellese, ed anche a livello nazionale: l’abbandono o il non utilizzo dei terreni del territorio.

Terre AbbanDonate è un portale web che ha l’obiettivo di favorire l’incontro tra chi detiene terreni di cui non vuole o non può più prendersene cura e chi invece vorrebbe coltivare un terreno, senza averlo a disposizione.
Il sito consente di incrociare in modo veloce la domanda, attraverso l’iscrizione all’Anagrafe solidale, con l’offerta, attraverso l’iscrizione al Catasto Solidale, proponendosi come valido strumento per stimolare la nascita di buone pratiche sul territorio.

A presentare il progetto, presso la Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ONLUS di Biella, è stata Armona Pistoletto. Ci ha ricordato come Terre AbbanDonate rientri all’interno delle attività proposte dall’associazione Let Eat Bi, che intende proporsi come propulsore nella realizzazione del Terzo Paradiso in terra biellese.

Lo scopo del progetto – spiega Armona Pistoletto, tra i fondatori dell’associazione – è quello di aggregare, promuovere e contribuire a organizzare le risorse e le attività (saperi, azioni, progettualità) operanti sul territorio biellese, il cui denominatore comune sia la cura della terra, del paesaggio sociale e naturale, e di partire da tali risorse per favorire un meccanismo virtuoso di solidarietà e inclusione sociale”.

Il riuso di un terreno che il tempo e l’abbandono hanno reso improduttivo, è non solo una scelta sostenibile in termini economici, ma un tassello essenziale di un tema più ampio: quello della cura del paesaggio rurale e del suo riconoscimento quale luogo dell’identità collettiva.

La realizzazione del portale è stata seguita da Francesca Favaro, che continuerà a gestire quotidianamente “Terre Abbandonate”, grazie ad una sponsorizzazione da parte di Lauretana, prodoutore di acque locale.

Francesca ci ha guidato, in modo semplice e preciso, all’interno del sito. Pagina per pagina ci ha spiegato il funzionamento e le potenzialità del portale. Oltre a mettere a disposizione una piattaforma dove mettere in contatto domanda e offerta di terreni agricoli, Terre Abbandonate offre una serie di servizi, attraverso professionisti di vario genere, per facilitare il trasferimento del terreno e la sua fattiva utilizzabilità.

Uno degli agronomi presenti nel portale è Alfredo Sunder, tra i soci fondatori dell’associazione, che ci ha ricordato come “il terreno non invecchia mai. Per questo dobbiamo favorirne il suo utilizzo, in particolare per i giovani”.

A seguire è intervenuto Gianni Moggio dell’associazione Ti aiuto io di Candelo e referente del Vigneto del Sorriso.

Ci ha ricordato come il curare il terreno necessiti fatica e competenze tecniche. Il suo ruolo, come quello di altri professionisti di Let Eat Bi, è quello di aiutare gli utenti a migliorare la quantità e la qualità delle informazioni necessarie per gestire un appezzamento di terra.

Monica Rey ha raccontato la sua storia. E’ stata la prima persona che ha donato un suo terreno all’associazione Let Eat Bi. E’ stato un piacere per lei vedere rivivere la terra che anni fa era lavorata dalla sua famiglia. Il rapporto con la persona che lo utilizza è buono; inoltre molte volte le dona i prodotti o i trasformati del terreno.

Stessa esperienza positiva è stata quella raccontata da Gemma Curia di VegaGè che grazie a Let Eat Bi ha avuto a disposizione ulteriori terreni per ampliare la propria attività, creando connessioni e legami sociali con la proprietaria del terreno.

Il progetto porta con sé diverse associazioni e movimenti che, a vario titolo, incentivano e supportano il portale. Oltre a Piemonte Che Cambia, v’erano in sala e sono intervenuti i rappresentati di Legambiente, del FAI di Biella, e di Vivere Sostenibile. Inoltre sostengono l’attività Slow Food e il WWF.

Cari amici biellesi, non vi resta che proporvi e iscrivervi all’Anagrafe o al Catasto Solidale per (ri)scoprire la bellezza del nostro territorio.

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