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Le storie

#11- Edoardo e Mirko, due giovani biellesi e il loro laboratorio di permacultura a Cascina Foresto

Lavoro e imprenditoria Stili di vita

di Roberto Vietti - 1 marzo 2017

Edoardo partecipò nel viaggio in bicicletta “Biellese Che Cambia”, alla ricerca di realtà virtuose nel territorio biellese. Ora, nella meravigliosa cornice della Baraggia, gestisce assieme a Mirko la Cascina Foresto: luogo di condivisione, incontro, natura e permacultura.

Cossato (BI) - In molti considerano la Baraggia uno dei luoghi più affascinanti del biellese. Ed in effetti, appena giunti alla Cascina Foresto, si può solo rimanere meravigliati della bellezza della incontaminata natura che ci circonda.

L’incontro di oggi è particolarmente significativo. Vi ricordate del viaggio in bicicletta nel “Biellese Che Cambia”? In sella alle due biciclette nei territori all’ombra del Mucrone, oltre al sostegno e alle energie del Biellese in Transizione e del sottoscritto, c’era anche Edoardo.
Ed è proprio da lui che mi ritrovo questa sera. In effetti il suo percorso – concluso quello a due ruote – è particolarmente significativo ed è per questo che abbiamo il piacere di raccontarvelo.

Ci ritroviamo davanti ad un gustoso risotto con i prodotti del suo orto e una immancabile bottiglia di ottimo vino locale. Ed è stato bellissimo ritrovarsi a chiacchierare delle nostre rispettive esperienze.
“Sono arrivato in questo posto in modo del tutto casuale”. Come già sapevo, Edoardo era appassionato di agricoltura sostenibile, studiava permacultura, senza sapere ancora cosa sarebbe andato a fare di preciso. Ed eccolo qui oggi a gestire, assieme a Mirko, Cascina Foresto. “E' stata una fortuna, - ci dice - è un posto magnifico. Ho accettato subito, ho finito i miei studi e così è iniziata l'avventura. Sono molto contento”.

Edoardo aveva trascorso anni in città a Bologna, per motivi di studio. Il ritorno alla terra è stato necessario. “Questo posto mi da tanto rispetto la città. In città si fanno molte cose, ad un ritmo troppo veloce che non si riesce ad interiorizzare, non si riesce a vivere profondamente”. Dopo poco tempo le opportunità offerte dalla città lo annoiavano. “Era tutto molto veloce e caotico. Nell'incredibile vastità che la città ti propone, la trovavo molto ripetitiva”.

E’ bello rincontrarsi e parlare di tutto e di più. Giungiamo a discutere sul valore della lentezza. “Da un certo punto di vista mi spaventa. La vita è corta, estremamente corta. Questo è ciò che spaventa. Non sai se riuscirai a fare tutto quello che vorrai fare, anzi, ti rendi conto che non riuscirai a realizzare tutto. Però allo stesso tempo tutto ciò è anche una libertà, perché devi restare nel ritmo. Non puoi accelerare, devi stare al passo con la natura e con le cose che accadono. Se cerchi di velocizzare questo processo è solo una fatica in più”.

Tanti i ricordi che ci accomunano di quel meraviglioso viaggio in cerca di realtà virtuose biellesi. “Quel viaggio mi è stato molto utile. Dal punto di vista pratico, perché ho imparato un sacco di cose e soprattutto perché ho conosciuto un sacco di persone. Perché alla fine è importante sapere le cose ma è ancora più importante sapere dove trovarle”.

Strano, a questo punto, chiedergli che cos’è per lui l’Italia Che Cambia, dato che fino a qualche tempo fa eravamo tutti e due dall’altro lato a chiederlo agli intervistati di turno. Sorridiamo, ma poi mi dice che per lui “l'Italia Che Cambia è un racconto di esperienze pioneristiche per il proprio tempo che saranno state le prime di un cambiamento ormai inevitabile”.

Ci tiene a dire che non si tratta, ad oggi, di un agriturismo in permacultura. “Ci vogliono tanti anni di studio. La nostra è una trasformazione lenta, da un sistema antico a un sistema più autosufficiente”. Molto è già stato fatto: da un fornitore di energia canonico sono passati ad uno sostenibile, da una irrigazione convenzionale sono passati ad una irrigazione a goccia e così via.

“Durante l'estate accogliamo volontari, che portano tante nuove energie. Ci divertiamo molto a lavorare insieme. Sperimentiamo la vita comunitaria”. E’ un contesto di condivisione, un modo di vivere che non ci appartiene come società. Tuttavia “insieme abbiamo fatto cose che da soli non avremmo mai fatto, soprattutto per l'entusiasmo. Lavorare assieme è più facile”. Accolgono tanti woofers. “E’ un’esperienza fantastica, sia per chi lo riceve che per chi lo fa. Incontriamo culture da tutto il mondo che danno il loro contributo e che altrimenti non avremmo mai incontrato”.

E allora auguriamo a Edoardo e Mirko di continuare in questo, lento ed entusiasmante, percorso di condivisione in permacultura.

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