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Le storie

#28 - Jean Louis Aillon: i giovani, la salute, l’amore e la decrescita

Arte e cultura Stili di vita

di Daniel Tarozzi - 25 ottobre 2017

Cosa hanno a che fare l’amore e la decrescita? Perché i giovani hanno smesso di sognare? Da quando il futuro è diventato una minaccia? Come si promuove veramente la salute? E quaò è il suo rapporto con la decrescita? Lo abbiamo chiesto a Jean Louis Aillon, medico ed ex Presidente del Movimento per la Decrescita Felice.

Pubblichiamo l’intervista realizzata nel 2014 a Jean Louis Aillon, giovane medico specializzato in psicoterapia dinamica adleriana, ex Presidente del Movimento per la decrescita felice e autore del saggio “La Decrescita, i giovani e l’utopia. Comprendere le origini del disagio per riappropriarci del nostro futuro”.

“La decrescita è stata la bocca per il mio grido” ci dice citando Giorgio Gaber: quella griglia di significati in cui si sono andati inquadrando frustrazioni, debolezze, e quel senso di inquietudine che caratterizza la vita di molti giovani e giovanissimi dell’epoca contemporanea. Più che una teoria economica o una raccolta di buone pratiche la decrescita sembra essere, nell’esperienza di molti, una chiave di lettura capace di dare significato a tutto il resto.

L’incrocio fra decrescita e medicina appartiene molto al percorso personale di Jean. “Dopo che ho finito medicina sono andato in Africa un anno nonostante tutti mi dicessero ‘ma sei pazzo? Non fai la specializzazione?’ Quando sono tornato ho trovato tutti i miei colleghi che stavano competendo per prendere la specialità in psichiatria, studiavano come dei matti 10 ore al giorno per poi andare ad infarcire le persone di psicofarmaci. Era quello che ci si aspettava anche da me, ma io lì ho capito che non faceva per me. Jung chiama questa capacità ‘l’individuazione’, capire ciò che amiamo fare e che ci rende felici al di là delle mode e degli stimoli esterni. A me quel contesto rendeva infelice, per cui me ne sono andato”.

È iniziata così la scoperta che la salute e la decrescita hanno un rapporto intimo, così come quello fra la società della crescita con la medicina attuale. “La sanità incide per un 10-20% sulla nostra salute; un altro 10% è genetico. Un buon 60-70% è determinato da determinanti sociali, ambientali e culturali.”

Si capisce dunque quanto sia schizofrenico parlare di salute senza parlare di stili di vita, di ambiente ecc. Proprio con queste finalità è nata, poco prima del periodo in cui ci siamo incontri, la rete Sostenibilità e salute (di cui fa parte anche Italia che Cambia) che ha subito approvato la Carta di Bologna.

Vi lasciamo dunque con un secondo video per approfondire queste tematiche. Buona visione!

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Annalisa Defilippi

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